Recensioni

1
“…dappertutto un elogio evidente dell’armonizzazione cromatica, della crucialità tra segno e colore, della primari età tra vigilanza del comporre e variazioni in ardimentosa franchigia. Ma non mancano – in queste sue prime ma già interessanti “celebrazioni del vedere” al di là dei muri della quotidianità – segni della de – costruzione in cui viviamo, dei drammatici antagonismi fra uomo e natura.
Così si spiegano opere come “Brano di materia” o “Segni del tempo” o “Indeterminazione”, rivolti tuttavia ad una speranza di capire i residui ma Innumerevoli – basta cercarli con intrepidezza e riflessione – angoli di liricità attiva, corrispondenti ad altrettanti riflessi di un “sentire” onestamente dichiarativo quanto privo di spavalderia…”

Gennaio 2001

Ferruccio Battolini


2
“ Sì è la natura alla quale si ispira ma la contemplazione , che in lei non è solo sublimazione estatica, diventa racconto in cui ogni cosa trova, senza cedimenti banali, la sua collocazione: la perfezione, come l’imperfezione, l’armonia come la dissonanza e soprattutto il senso dell’infinito, visto e non catturato, che diventa il dramma della finitudine.
Ed è proprio questo, a mio parere, che la spinge in una tesa ricerca continua verso l’essenza delle cose attraverso una interpretazione poetica densa, inconsueta e mai conclusa…”

Maggio 2006

Rita Scarpa

3
“…Una profusione di rossi bruciati ritaglia un proprio spazio in molte tele, ne riconosco la porosità effimere della ruggine… Il fuoco che anima, la salsedine che Infragilisce e noi tutti, l’artista in primis, la terra mutata e mutante. Quale la terra che incontro in queste opere?
Terra di gialli iridescenti e fangosi, gonfia di conchiglie, simile alla battigia di Levante al mattino presto, dopo una tempesta.Terra nera come il promontorio dell’Isola in una notte d’inverno, notte senza luna con il ringhio feroce del Mare lupo che incatena passante ad ascoltarlo…”

Marzo 2007

Anna Baldi


4
“… Dall’emozione alla ragione . Dall’inconscio al conscio. Dal sonno alla veglia. Dal femminile al maschile: i poteri istintuali in antitesi con l’ordine razionale maschile, in continua oscillazione. E ancora, laddove vibrano tonalità calde e ombrose, enfatizzate in assonanze musicali, sembrano riemergere certe sapienze pittoriche della tradizione.
Per questo motivo, superfici dipinte – quasi micro-frammenti – di grandi tele seicentesche - si macroscopizzano in visioni contemporanee attraverso
concezioni armoniche del colore e irriconoscibilità delle forme. La pittura di Maura Canepa potrebbe allora proporsi come “finzione” di una “finzione del passato” (la storia della pittura) che sa guardare al futuro in qualità di un’esperienza personale capace di condurre a una consapevolezza di sé nel
confronto di ciò che è stato…”
“… E nella complessità del contemporaneo il passato contribuisce all’identificazione del presente proprio attraverso quello che riconosciamo essere scomparso. In questo senso e per questo motivo la pittura dell’artista germina forme astratte dai richiami storici: lampi di tradizione che illuminano
spazi futuribili, spazi che riecheggiano anche nelle libere geometrie dove il colore si schioda dal dato reale…”


2002

Miriam Cristaldi